Eadweard Muybridge, The horse in motion, 1878   
Il rapporto tra Cinema e Fotografia è originario, fondativo. L’immagine in movimento è un’illusione creata dal succedersi rapido di tante immagini fisse. Quando, nel 1877, Muybridge fotografò un cavallo al galoppo, questo principio divenne plasticamente evidente. C’era forse un momento in cui tutte le zampe dell’animale si staccavano da terra? Per scoprirlo realizzò tanti scatti successivi per mezzo di altrettante macchine fotografiche sistemate lungo il tracciato; ogni macchina veniva azionata da un filo colpito dagli zoccoli del cavallo. La sequenza che ne derivò, The Horse in Motion, se montata in rapida successione restituiva il senso del movimento. È lo stesso principio che sta alla base del Cinematografo dei fratelli Lumière e del Cinema, che nasce proprio grazie a quella straordinaria invenzione. Da lì l’immagine “in movimento” è diventata arte autonoma, ma il rapporto con la Fotografia non si è mai interrotto. Non solo all’interno della stessa realizzazione del film, con il ruolo strategico del direttore della fotografia, ma anche in tutta una serie di generi fotografici che si sono sviluppati parallelamente, dal fotografo di scena, all’autore di special sul set, al ritrattista, al fotografo di red carpet… È questo mondo che Todimmagina quest’anno vuole esplorare attraverso le opere di professionisti di ieri e di oggi. Un viaggio che passa per le immagini del prestigioso premio CliCiak, dedicato alla fotografia di scena, esponendo le opere vincitrici nei suoi venticinque anni di storia. Attraverso gli scatti di fotografi come Gianni Fiorito, che collabora costantemente con Paolo Sorrentino, o come Angelo Turetta e Angelo Novi: artisti che ci mostrano come il fotografo di scena possa essere non solo un ripetitore pedissequo del set, ma un grande autore, capace di oltrepassare e reinterpretare il senso stesso del film, potenziandone la fruizione. E il percorso continua con la ricerca personale di Fabio Lovino, che ruota proprio attorno a questa capacità metafisica dell’immagine fotografica di andare al di là del senso comune, di rendere l’essenza stessa del Cinema, al di là delle sue espressioni concrete. Un altro aspetto lo vediamo con i ritratti di Fulvia Pedroni Farassino e Claudio Porcarelli che, con linguaggi e stili diversi, sanno andare oltre gli stereotipi che normalmente costituiscono l’immagine spettacolare dei divi, rivelandone l’umanità. E il gioco introspettivo del ritratto si fa evidente nei Primi Piani di Pino Settanni, mostra promossa dall’Istituto Luce-Cinecittà, in cui grandi protagonisti del Cinema emergono da uno sfondo nero con un oggetto feticcio che li rappresenta. Il rapporto stretto tra Fotografia e Cinema, nel caso di Antonietta De Lillo diventa anche esperienza di vita. Raffinata regista, inizia la sua carriera come fotoreporter: le immagini che, giovanissima, ha scattato all’inizio degli anni Ottanta alla Mostra del Cinema di Venezia ci mostrano i suoi primi, fondamentali passi nel mondo dell’immagine. Andrea Merola, invece, si muove tra Cinema e reportage con un lavoro che mette a confronto alcuni fotogrammi del film Morte a Venezia di Luchino Visconti (1971) con gli stessi luoghi fotografati oggi. Un paragone a volte impietoso, in cui quel titolo si estende a significare anche la decadenza attuale di una città sempre magnifica ma sempre più preda del turismo e della speculazione. Non manca un omaggio speciale, che quest’anno il festival ha voluto dedicare alla diva che nel mondo più rappresenta il Cinema italiano, Sophia Loren, con una mostra che raccoglie le immagini di tanti fotografi che l’hanno seguita, e inseguita, durante la sua eccezionale carriera. A partire dallo scatto, iconico, che il grandissimo Tazio Secchiaroli realizza mentre Richard Avedon fotografa l’attrice. Una “metafotografia” in cui Tazio surclassa il celeberrimo Avedon, mescolando ritratto, reportage e filosofia dell’immagine. Un progetto realizzato da alcuni allievi del Corso di Fotografia di scena dell’Accademia Teatro alla Scala di Milano, ci mostra poi come la narrazione stessa dello spettacolo sia possibile anche oltre i confini della scena teatrale. Altre mostre ruotano sempre attorno al pianeta Cinema: dai red carpet glamour di Daniele Venturelli, ai divi di Piero Oliosi fotografati in giro per il mondo, ai ritratti di scrittori che hanno ispirato il Cinema realizzati da Leonardo Cendamo, allo sguardo speciale sulle fiction RAI di Assunta Servello, a Aldo Durazzi e la dolce vita… . Il festival propone anche un evento speciale che è un’allusione ironica alla società dello spettacolo ormai dilagante e, al tempo stesso, un gioco per uscire dal solito schema dello spettatore che si limita a guardare l’opera. Donatello Brogioni, invece di fotografare personaggi celebri, questa volta ritrae chiunque voglia partecipare come se fosse un attore, nelle pose che di solito compongono un book professionale. Le immagini, stampate in tempo reale, vanno via via a costruire una mostra in progress nella quale il pubblico è allo stesso tempo soggetto e fruitore. Infine, presentazioni di libri e una conferenza sulla fotografia di scena completano il programma. IL BOOKSHOP DEL FESTIVAL È A CURA DELLA CASA EDITRICE POSTCART.
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Mostre

RITRATTI DI CINEMA

Antonietta De Lillo

Richard Avedon e Sophia Loren, Roma 1966 – Foto di Tazio Secchiaroli ©David Secchiaroli
Richard Avedon e Sophia Loren, Roma 1966 – Foto di Tazio Secchiaroli ©David Secchiaroli

EVENTI

Foto di Aziz Acharki / Unsplash
Foto di Aziz Acharki / Unsplash