Dai suoi esordi ottocenteschi, e fino a cinquant’ anni fa, il ritratto ripreso da un fotografo professionista in atelier ha conosciuto mille valenze simboliche. Ha permesso a noi stessi di vederci – non solo allo specchio – e giudicare il nostro stesso volto. Di indagare volti a noi sconosciuti , e di riconoscere nei volti già noti una nostra valutazione dei soggetti. La visione di un foto ritratto oscilla sempre – per chi osserva – tra l’ immedesimazione… e la scoperta, la comprensione del carattere del titolare di quel volto. Ma ogni sforzo sembra fermarsi alle soglie di un enigma. Ogni sguardo, in certa misura, ci tradisce, e i volti più aperti restano, allo stesso tempo, i più chiusi.

Alberto Farassino, a cui è dedicata la mostra – © Fulvia Pedroni Farassino

     Fulvia Farassino fotografa professionalmente – dalla fine degli anni Settanta – i protagonisti del cinema, del teatro, della tv : sulle scene, sui set, nei momenti di pausa, negli incontri con la stampa, alla ribalta dei festival.  O infine nei brevi momenti di assorta solitudine.  Tra le migliaia di riprese giacenti nel suo archivio, ha voluto fare una scelta netta, per questa mostra dedicata alla memoria di suo marito Alberto, figura non dimenticata di storico e critico di cinema. Ha voluto cioè privilegiare momenti ed espressioni non ufficiali, non promozionali, non risaputi.  Fulvia tenta cioè di smontare la convenzione che circonda e protegge le star : l’ obbligo di confermare in chi osserva i caratteri più risaputi,costruiti lungo non brevi carriere. Probabilmente, gli editori e i giornalisti delle testate committenti esigevano da Fulvia Farassino una compilation di conferme visive : Benigni clown surreale, Chiari playboy cordialone, Kidman algida e distante. Ma lei aveva catturato anche altro nella sua camera, con continue fulminee decisioni di scatto. Aveva dribblato il sorriso stereotipo, aveva cercato e trovato altre inquadrature, con una maggior immediatezza rivelatrice.

     E stavolta sono qui proposti,appunto, quei fulminei attimi spiazzanti. Nubi o luci impreviste sui volti, involontari tic, che riportano a possibili ‘verità’ alternative. Ma attenzione : quello che noi crediamo di vedere, o di scoprire, si rivela anche come una parte di  noi stessi. Nel  gioco degli sguardi, non solo Fulvia, ma ognuno di noi mette in gioco una propria interpretazione, che è anche una inconscia confessione. Non sarà forse questa  – per ognuno di noi – anche una serie di possibili autoritratti ? 

Cesare Colombo

Fulvia Pedroni Farassino intraprende  la sua carriera professionale nel mondo dei cineclub e dalla fine degli anni settanta si dedica a tempo pieno alla fotografia. Si specializza  in photoreportage cinematografico, dedicandosi soprattutto a ritratti d’attori e registi; successivamente ha fotografato anche scrittori, artisti, pubblicitari e imprenditori nonché artigiani, preferibilmente nel loro ambiente di lavoro. Ha collaborato con regolarità agli inserti del Corriere della Sera: Sette e Vivi Milano.
Ha pubblicato su numerose riviste qualificate italiane e straniere.
Affianca al lavoro editoriale una ricerca narrativa del mondo del cinema  e dello spettacolo che ha il suo culmine nelle due mostre Tratti e ritratti, a una ricerca artistica più intima che si concretizza nella mostra e nel video Sogno in 42 fotogrammi.

Fulvia Farassino – © Paolo Gioli